Dieta Low Fodmap: sai che cos’è?

La dieta low fodmap è stata elaborata da un team di ricerca della Monash University in Australia. La parola FODMAP è un acronimo per: Fermentable, Oligosaccharides (es. fruttani e galattani), Disaccharides (es. lattosio), Monosaccharides (es. fruttosio in eccesso rispetto al glucosio), And Polyols (es. sorbitolo, mannitolo, xilitolo).

 

Queste molecole, ovvero i fodmap sono carboidrati a catena corta quali fruttosio, lattosio, fruttani, galattooligosaccaridi e polioli: essi vengono digeriti parzialmente nel nostro intestino e possono essere fermentati, causando gonfiore e in alcuni casi diarrea, per questo motivo la dieta low fodmap – ovvero a basso contenuto di questi carboidrati – viene utilizzata spesso nei casi di intestino irritabile per limitare la sintomatologia.
La dieta Low Fodmap prevede principalmente 3 Fasi:

  • Eliminazione: ha una durata di 2-6 settimane, durante le quali si eliminano tutti gli alimenti ad alto contenuto di FODMAP
  • Reintroduzione: ha una durata di 6-8 settimane, durante le quali si reintroducono gradualmente alcuni alimenti ad alto contenuto di FODMAP
  • Personalizzazione: non ha una durata precisa, viene elaborata al termine del percorso e prevede un adattamento della dieta in base ai sintomi del paziente

 


Ma quali sono i cibi contenenti Fodmap e quali invece sono a basso contenuto?

 

Alimenti ad alto contenuto di fodmap: miele, dolcificanti che terminanto per -olo (maltitolo, sorbitolo), succhi di frutta, aglio, cipolla, latte e alcuni formaggi freschi, legumi, carciofi, cavoli, broccoli, alcuni tipi di frutta.
Alimenti a basso contenuto di fodmap: carote, zucchine, cetrioli, mirtilli, fragole, carne, pesce, uova, latte di mandorla, parmigiano.

 

Se volessimo fare un esempio, un pranzo a basso contenuto di FODMAP potrebbe essere: una porzione di riso basmati + una porzione di pollo alla piastra + valeriana, il tutto condito con olio extravergine di oliva.

 

Sebbene limitare i FODMAP porti spesso ad un miglioramento dei sintomi, è sempre necessario indagare le cause di eventuali problemi intestinali, attraverso test o esami strumentali consigliati dal professionista sanitario di riferimento: in caso contrario, i sintomi potrebbero ripresentarsi facilmente una volta reintrodotti alcuni alimenti.

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